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Si è da poco conclusa la missione archeologica italiana in Paraguay, realizzata grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri Italiano e dell’Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali del CNR, con il supporto dell’Ambasciata italiana in Paraguay, del Ministero della Cultura e del Ministero della Difesa paraguayani.

La missione, iniziata il 27 giugno scorso, ha avuto come base di intervento il sito di Karcha Balut, nel Gran Chaco paraguayano, un’area al confine tra la Bolivia, l’Argentina e il Brasile, alimentata dal fiume Paraguay, e demograficamente poco popolata. L’obiettivo della missione italo-paraguayana è stato quello di approfondire le conoscenze archeologiche del sito di Karcha Balut (letteralmente Grande Conchiglia), Comunità Puerto 14 de Mayo, dove è attualmente dislocata la popolazione degli Ishir-Ybitoso, del gruppo dei Chamacoco.

A capo della missione archeologica Antonella Minelli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell’UniMol e associata all’ITABC-CNR. Il suo ruolo è stato quello di coordinare le attività di ricerca scientifica e di intervento sul campo, insieme a ricercatori e diplomatici italo-paraguayani, effettuando verifiche stratigrafiche e sondaggi archeologici, finalizzati a individuare zone dall’alto potenziale archeologico-informativo per la ricostruzione della preistoria del Gran Chaco paraguayano.

Il ritrovamento casuale di resti ossei umani negli anni precedenti, le cui datazioni radiocarboniche hanno fornito una indicazione cronologica di circa 2.000 ani da oggi, è stata la base di partenza per l’applicazione di tecnologie innovative, volte ad acquisire maggiori informazioni sulle dinamiche di popolamento preistorico di quell’area e sulle caratteristiche culturali e comportamentali della popolazione in oggetto.

I risultati ottenuti si sono rivelati da subito estremamente interessanti, in quanto hanno permesso di confermare la ricchezza culturale etnoarcheologica di quell’area e di identificare le più antiche testimonianze umane con contesti sepolcrali e aree di lavorazione di manufatti del periodo preispanico. Dal ritrovamento di sepolture si sono potuti ricostruire i rituali funerari di queste antiche popolazioni, che si insediarono nell’Alto Paraguay, arrivando da aree limitrofe come il Brasile, da cui derivarono tradizioni decorative dei manufatti ceramici di 2.000 anni fa.

La missione, con il suo valore sociale e culturale, ha permesso di attivare sinergie e collaborazioni con istituzioni locali (Segretariato della Cultura e Ministero della Difesa paraguayani) preposte alla valorizzazione e tutela dei beni culturali e alla salvaguardia delle comunità indigene attuali e a concordare con esse programmi e accordi di cooperazione pluriennali per favorire lo sviluppo e la continuità delle stesse, al fine di promuovere la conoscenza e il trasferimento di competenze in zone che sono ad oggi poco conosciute dal punto di vista scientifico e che necessitano di essere valorizzate per riscoprire il legame con il loro antico passato.