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Perché un’altra storia del Mezzogiorno d’Italia a pochi anni dalla pubblicazione della monumentale opera di Giuseppe Galasso sulla storia del Regno di Napoli e dopo gli altri studi che lo stesso Aurelio Musi ha dedicato negli anni passati alla storia di Napoli e del Regno? Può la riflessione storica di lungo periodo sul Mezzogiorno contribuire a orientarsi nel difficile presente e fornire gli strumenti per una migliore comprensione del rapporto fra presente e passato?

Si può (e si deve) interrogarsi sulle specificità dei nostri territori nel momento in cui entrarono nella nuova formazione politica dello Stato Unitario?

Si può (e si deve) farlo soprattutto in una fase come quella attuale in cui, anche a livello internazionale, si assiste a una tale proliferazione di movimenti indipendentisti e secessionisti?

Di questo e di altro si parlerà al Seminario organizzato e curato dal Centro di Cultura di UniMol, previsto lunedì 30 ottobre, alle ore 11.00, presso la Sala “Enrico Fermi” della Biblioteca di Ateneo a Campobasso. A discutere con l’Autore del suo recente libro su Il Regno di Napoli – Edizione Morcelliana, pagg. 5-373, saranno le docenti dell’Università del Molise Rosanna Alaggio (Storia medievale), Elisa Novi Chavarria (Storia moderna), Ilaria Zilli (Storia dell’industria). Gli indirizzi di saluto di Enzo Di Nuoscio, Direttore Dipartimento Scienze Umanistiche Sociali e della Formazione e di Anna Maria Siekiera, Presidente Corso di laurea Lettere e Beni Culturali.

Al tempo dell’Unità – scrive Musi -, l’Italia si presentava come un mosaico non solo di Stati ma anche di nazioni. La disomogeneità di qualità e ritmi di sviluppo non riguardava solo i primi, ma anche le seconde, configuratesi nel lungo periodo ognuna con le sue specificità. La relativa unità e la durata plurisecolare del Regno di Napoli ne facevano una formazione politica unica nella storia della penisola italiana. In quelle diversità e nel pluralismo, pur tra i molti suoi squilibri, delle diverse identità e dei territori la nazione unitaria fondò e ancora fonda la sua ricchezza e le sue risorse.