Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico: l'esplosione di un'autobomba sotto la casa di via D'Amelio strappa la vita al giudice Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. E' il 19 luglio 1992.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, il 5 marzo 1980, in occasione del conferimento della sua nomina a magistrato d'appello deliberava: “Borsellino, magistrato di ottima intelligenza, di carattere serio e riservato, dignitoso e leale, dotato di particolare attitudine alle indagini istruttorie, definisce mediamente circa 400 procedimenti per anno e negli anni si distingue per l'impegno, lo zelo, la diligenza, che caratterizzano la sua opera".
A vent’anni dall’eccidio di Via D’Amelio l’Università degli Studi del Molise intende ricordare le peculiari caratteristiche della caparbietà e della passione che nel quotidiano, Paolo Borsellino, metteva nel suo lavoro e che lo hanno reso una persona speciale, un esempio, capace di trasmettere alti valori positivi alle generazioni presenti e future.
La triste tragedia del suo assassinio, come quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, non va dimenticata, la Magistratura è un baluardo essenziale, presidio fondamentale della nostra libertà e della nostra democrazia.
Nel ricordo di uomini come Borsellino e Falcone, come di tutti coloro che hanno pagato con la vita nell’adempimento del loro dovere, sta la forza della nostra democrazia.
Vogliamo che ci siano persone che scelgono di fare memoria
La nostra capacità di continuare a trasmettere il loro ideali ed alti valori istituzionali a noi e ai nostri figli significa assicurare anche il futuro del Paese.