Open Access significa accesso libero e immediato ai dati e ai risultati della ricerca.

Il movimento che lo sostiene basa tutte le sue azioni e i suoi sforzi sul principio che la conoscenza è un bene comune e di conseguenza, quando una ricerca è finanziata con fondi pubblici, i risultati dovrebbero essere pubblicamente disponibili. In aggiunta a ciò si auspica una sempre maggiore apertura nei processi di comunicazione scientifica perché questo la rende più ricca, più rapida, più trasparente.

E non solo… la libera disseminazione dei risultati delle ricerche favorisce le collaborazioni, anche e soprattutto a livello internazionale, ed evita la duplicazione di sforzi.

L’Open Access alla letteratura scientifica si manifesta attraverso l’accesso online gratuito (c.d. OA gratis). Quando a questa possibilità si aggiungono alcuni diritti di utilizzo aggiuntivi, quasi sempre mediante specifiche licenze permissive, allora si può parlare di Open Access in senso stretto o libre OA.

Esistono due strade per garantire l’OA: la pubblicazione e il deposito (o auto-archiviazione).

  1. La prima, chiamata Gold Road o via d’oro, si realizza mediante la pubblicazione del materiale scientifico direttamente in riviste o libri ad accesso aperto;
  2. La seconda, nota come Green Road o via verde, prevede il deposito in archivi aperti, da parte dell’autore, della versione finale del proprio lavoro, già referata e pubblicata nei canali editoriali tradizionali e comunque nel rispetto delle politiche di copyright del proprio editore. Questa via, dunque, si pone non come un’alternativa alle normali modalità di pubblicazione, ma come una sua integrazione in vista di una disseminazione e condivisione più ampia, rapida ed economica dei risultati della ricerca scientifica.

 

Gli Archivi Aperti possono essere di due tipi:

  1. Disciplinari, ossia che accolgono contributi scientifici dedicati ad una disciplina specifica (es. RePEc per l’Economia) o a gruppi affini di materie (es. ArXiv per la fisica, la matematica, la statistica e altre);
  2. Istituzionali, cioè che raccolgono in formato digitale la produzione scientifica di un determinato centro di ricerca, di un dipartimento di un ateneo o di un insieme di università).

FAQ sull'Open Access
Quali sono i vantaggi dell'OA? Chi ne beneficia?
I vantaggi dell'Open Access sono numerosi, così come molteplici sono le categorie di chi beneficia delle sue positive ricadute.

Autori/Ricercatori:
  • Maggiore visibilità e impatto per i propri lavori, con conseguente incremento delle citazioni (secondo questo studio del 2010, per alcune discipline, fino al 600% in più);
  • Possibilità di utilizzare nuove metriche di valutazione dell'impatto, alternative al classico Impact Factor;
  • Possibilità di una peer review più trasparente ed efficace;
  • Possibilità di utilizzare nuove tecniche quali il text-mining e il data-mining;
  • Maggiore facilità di accesso ai dati e ai risultati della ricerca rispetto ai lavori accessibili solo a pagamento;
  • Maggiore riconoscimento delle competenze.

Biblioteche:
  • Possibilità di compensare, almeno in parte, la riduzione dei titoli disponibili per i propri utenti causata dall'aumento progressivo dei costi di abbonamento e dalla contestuale diminuzione dei fondi a disposizione.

Università:
  • Maggiore visibilità per i propri ricercatori ai cui lavori viene messa a disposizione una vetrina internazionale;
  • Razionalizzazione dell'anagrafe della ricerca che, se collegata all'archivio istituzionale, crea un unico punto di accesso a tutta la produzione scientifica dell'Ateneo;
  • Possibilità di rispondere a precisi obblighi di legge nazionali (per es.: il deposito legale delle Tesi di Dottorato) o internazionali (deposito ad accesso aperto dei risultati delle ricerche finanziate dall'UE, ad es. dal programma Horizon 2020);
  • Possibili economie di scala sui costi degli abbonamenti;

Editori:
  • Maggiori indici di citazione determinati dalla crescita di impatto, visibilità e usabilità dei propri prodotti OA.

Enti di finanziamento:
  • Maggiore ritorno sugli investimenti, garantito dalla massima disseminazione dei risultati delle ricerche finanziate;
  • Maggiore trasparenza sull'uso dei fondi.

Comunità scientifica:
  • I risultati della ricerca si vedono di più, per via della maggiore disseminazione, e si vedono prima, perché non si debbono attendere i tempi di stampa o comunque di pubblicazione della versione editoriale.

Imprese:
  • Maggiore capacità di innovazione visto che l'OA assicura la possibilità di accedere facilmente e gratuitamente ai risultati della ricerca accademica.

Cittadini:
  • Possibilità di accedere gratuitamente ai risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici senza dover pagare di nuovo;
  • Possibilità di riuso (in caso di libre OA) dei risultati per eventualmente contribuire in prima persona all'avanzamento della scienza e delle conoscenze (c.d. citizen science).
L'Open Access è in contrasto con la Peer review?
No.
Pubblicare ad accesso aperto significa fare in modo che la ricerca e i dati che la sostengono siano disponibili gratuitamente per il lettore, ma questo non implica automaticamente che a monte non vi sia un processo a garanzia della qualità, sia nel caso che si scelga la gold road sia nell'ipotesi di autoarchiviazione in un repository disciplinare o istituzionale (green road).

Infatti, nelle riviste Open Access, al pari di quelle a pagamento, la peer review non solo è garantita ma a volte si presenta anche in forme più innovative.

Per quanto riguarda gli archivi, la stragrande maggioranza del materiale depositato è peer-reviewed, anche perché è improbabile che un autore - sapendo che l'OA garantisce una grande visibilità - autoarchivi un lavoro di ricerca mediocre o senza solide basi scientifiche.

Alla luce di queste considerazioni, si può sfatare il mito secondo il quale Open Access sia un canale di pubblicazione si serie B.
È vero che l'Open Access favorisce il plagio?
No, è vero l'esatto contrario.

Pubblicare ad accesso aperto garantisce con certezza la paternità intellettuale di un prodotto ricerca, attribuendo ad esso anche una data sicura.

Le licenze con le quali l'autore rilascia il proprio lavoro, infatti, non solo hanno come requisito minimo proprio l'attribuzione della paternità intellettuale, ma stabiliscono anche termini e limiti per il riutilizzo della ricerca per altre pubblicazioni. Il che, semmai, attribuisce ai lavori OA uno strumento di difesa contro il plagio.

Un autore che voglia scoprire se un suo testo pubblicato ad accesso aperto è stato copiato può farlo agevolmente grazie ai moderni strumenti di ricerca.
Nello stesso tempo chi volesse copiare, per non farsi scoprire, dovrebbe scegliere lavori poco noti e poco raggiungibili; è improbabile, per questo, che vada a "pescare" tra studi potenzialmente accessibili a tutti come sono, appunto, quelli disponibili in OA.
Pubblicare in Open Access azzera tutti i costi?
L'equazione Open Access = zero costi è sbagliata.

Per esempio, per poter gestire un archivio OA le istituzioni devono pagare i costi del relativo supporto oppure vi sono riviste che richiedono un contributo per coprire le spese connesse al processo di pubblicazione; anche in questi casi è in genere l'istituzione presso la quale opera l'autore/ricercatore che paga perché la scelta fatta a monte è appunto quella di far ricadere i costi non sul lettore ma su chi produce la ricerca.

Anche attraverso tale politica si raggiunge lo scopo della massima disseminazione, che è uno dei pilastri dell'OA.
Perché è stata avvertita l'esigenza dell'Open Access?
L'esigenza è nata fra gli stessi ricercatori, soprattutto perché si ritiene che il sistema tradizionale di comunicazione scientifica si sia rivelato poco funzionale.

Da una parte, infatti, se per poter accedere alle informazioni esistesse l'unica via dei sempre più costosi abbonamenti alle riviste, si creerebbe un freno al progresso della conoscenza e un grave discrimine, perché solo chi ha maggiori mezzi potrebbe permetterselo.

Dall'altro, la comunicazione basata solo sugli abbonamenti è un sistema antieconomico dal punto di vista delle istituzioni (come le università ad esempio) che in tal caso si trovano a pagare una stessa ricerca quattro volte:
  1. con lo stipendio del ricercatore;
  2. con il finanziamento del progetto di ricerca;
  3. con il costo degli abbonamenti alle riviste scientifiche;
  4. con i diritti di riuso per le riproduzioni.
Dove posso trovare altre risposte alle mie domande?
Se hai ulteriori domande relative al tema dell'accesso aperto puoi provare a trovare qualche risposta in più anche in questo approfondimento di Maria Chiara Pievatolo pubblicato su ROARS (Returns On Academic ReSearch).

Se hai ancora dei dubbi, può essere poi utile la lettura, sempre su ROARS, del post di Paola Galimberti intitolato Sei miti da sfatare a proposito di Open Access.