In quanto tale, l’Autore di un’opera dell’ingegno ha dei diritti che si distinguono in morali e materiali.

I primi non hanno una scadenza, sono irrinunciabili, non cedibili e riguardano: la paternità di un’opera, la sua integrità ed altri aspetti.

I secondi, quelli patrimoniali, permettono all’Autore di sfruttare la sua opera a fini commerciali e durano fino a 70 anni dopo la sua morte; egli può associarli a licenze d’uso oppure cederli a terzi. Tali diritti riguardano: la pubblicazione; la riproduzione; la trascrizione; l’esecuzione, la trasmissione o la comunicazione in pubblico; la distribuzione, la traduzione o l’adattamento; il noleggio o il prestito.

In questa pagina sono presi in considerazione i diritti patrimoniali.

Tra diritti riservati e licenze d'uso: le licenze Creative Commons
- Se l'Autore non specifica diversamente, ogni opera dell'ingegno è in regime di copyright, vale a dire che tutti i diritti sono riservati al creatore dell'opera stessa (o al detentore dei diritti se gli sono stati ceduti). Il che significa che nessuno può riutilizzare il lavoro senza chiedere le relative autorizzazioni al titolare, non sempre facilmente individuabile in caso di cessione.

La situazione opposta si verifica alla scadenza dei diritti oppure quando le opere siano espressamente rilasciate, fin dall'inizio, senza vincoli. In tal caso ci si trova in regime di pubblico dominio, ossia di nessun diritto riservato.

Una condizione intermedia tra questi due estremi si verifica quando l'Autore associa al suo lavoro una Licenza, stabilendo così a monte cosa possono fare di (e con) essa i terzi, rendendo tutto più semplice.

A seguito dell'avvento e della diffusione di Internet sono nate le licenze Creative Commons, che si basano sul principio alcuni diritti riservati. Ne esistono sei tipi, derivanti dalle diverse combinazioni tra quattro attributi: Attribuzione - Condividi allo stesso modo - Non opere derivate - Non commerciale.

Per i dettagli si può consultare questa pagina.

Una sintesi efficace dello scopo delle licenze Creative Commons è esplicitata in questo video.
La comunicazione scientifica tra Copyright e Open Access
- Nella comunicazione scientifica la tendenza è stata quasi sempre quella della cessione completa dei diritti (patrimoniali) all'editore, con la conseguente perdita di controllo sulle proprie opere.

Eppure la legge italiana sul diritto d'autore (l. 633/1941) stabilisce espressamente, all'art. 19, che i singoli diritti di utilizzazione economica sono «fra loro indipendenti» e che, pertanto, «l'esercizio di uno di essi non esclude l'esercizio esclusivo di ciascuno degli altri diritti». Il che significa che cedere a un editore il diritto di pubblicazione non pregiudica necessariamente all'Autore la facoltà di conservare per sé alcune possibilità di riutilizzo della propria opera (per esempio quella per un docente di distribuirne copie a lezione oppure di depositarne una versione consentita nel proprio Archivio istituzionale).

Ovviamente, prima di firmare un contratto editoriale, l'Autore dovrebbe accertarsi che tale possibilità sia espressamente stabilita e che non sta invece cedendo in toto i suoi diritti. In caso contrario può avviare una negoziazione con l'editore attraverso l'inserimento di un addendum al contratto.

Ciò si rivela particolarmente utile e necessario quando il mandato degli enti finanziatori di un progetto di ricerca prevede necessariamente la disponibilità ad accesso aperto dei risultati e dei dati della ricerca stessa.

Uno dei modi migliori per ottemperare a questo mandato - che tra l'altro non pregiudica all'Autore la possibilità di pubblicare il suo lavoro anche nei canali tradizionali - è quello di depositare il suo lavoro in un archivio istituzionale o disciplinare (ossia quello di perseguire la Green Road, la via verde, dell'Open Access).

Per far questo è necessario che l'Autore conosca e rispetti la politica di copyright dell'editore al quale ha ceduto il diritto di pubblicazione e, in particolare, che egli depositi la versione consentita, ossia una tra le seguenti:

PRE PRINT POST PRINT PDF EDITORIALE
Prima bozza del lavoro, priva delle correzioni dei revisori (peer review) Versione già sottoposta a peer review e accettata per la pubblicazione Versione pubblicata; comprende loghi, paginazione e layout creato dall'editore
È spesso consentita dagli editori, ma può risultare assai diversa dalla versione finale È la versione più comunemente consentita Solo pochi editori la consentono


Nella pagina Strumenti & Links di questo sito sono a disposizione - tra le altre cose - alcune indicazioni per facilitare la ricerca della policy di numerosi editori internazionali e italiani in materia di copyright, nonché alcuni esempi di addenda contrattuali che gli autori possono far inserire nei contratti editoriali.
Tesi di Dottorato
- Con le modalità ricordate in altra pagina di questo sito, l'Università degli Studi del Molise, dal 2009, ha adottato le Linee Guida emanate dalla CRUI in materia di deposito delle Tesi di Dottorato, allo scopo di garantire a tali prodotti di ricerca (che sono pubblici per definizione) la conservazione, il deposito legale, la disseminazione, la massima accessibilità.

Fin dal momento dell'adesione al bando del proprio Corso, il futuro dottore di ricerca è informato che l'elaborato da lui prodotto in vista dell'esame finale sarà depositato, ad accesso aperto, nell'Archivio istituzionale dell'Ateneo. In ogni caso, prima della discussione della tesi, il candidato, nel perfezionare tutti gli adempimenti amministrativi presso gli Uffici di Segreteria, è tenuto a sottoscrivere anche un'apposita declaratoria nella quale, tra le altre cose attesta:
  • di essere a conoscenza che l'Università archivierà e renderà consultabile in rete il testo completo della tesi di dottorato, fatte salve le esigenze di temporaneo embargo nei casi previsti (punto 7);
  • che il contenuto e l'organizzazione della tesi non compromettono in alcun modo diritti di terzi, esonerando esplicitamente l'Ateneo da qualsivoglia responsabilità di natura civile, amministrativa o penale in caso di eventuali rivendicazioni da parte di terzi (punto 9).


  Alla luce di ciò - e considerando che a volte parte del contenuto della tesi di dottorato è costituito da ricerche e studi già pubblicati in precedenza (soprattutto articoli in riviste scientifiche) - è bene che prima di consegnare la tesi da archiviare il dottorando si accerti di non violare diritti altrui.

Un esempio riferito a un caso abbastanza frequente:
il dottorando è coautore di uno o più articoli pubblicati in riviste e tali lavori vengono inclusi nella tesi.
Sapendo che l'elaborato, dopo la discussione, sarà archiviato sul repository di ateneo entro i termini di legge e che sarà reso disponibile ad accesso aperto immediatamente o alla scadenza dell'eventuale periodo di embargo, il dottorando dovrebbe innanzitutto disporre del consenso degli altri autori.
In caso affermativo, deve poi verificare la policy dell'editore della rivista sulla quale è stato pubblicato l'articolo per verificare se e quale sia la versione consentita (es. il post-print) per l'archiviazione. Solo a quel punto il dottorando potrà includerlo nella tesi.

Nel caso manchino tali presupposti, ricordando i termini e le implicazioni della declaratoria sopra richiamata, è più opportuno inserire nella tesi le indicazioni bibliografiche relative agli articoli (integrandole eventualmente con l'abstract), ma non il testo degli stessi.